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L’8 marzo le donne di 40 paesi del mondo hanno dichiarato uno sciopero globale dal lavoro produttivo e riproduttivo cui ha aderito anche la Women’s March di Washington. Un immenso evento planetario cui parteciperanno milioni di donne.

Ma cosa significa per i Centri Antiviolenza fare sciopero?

I Centri Antiviolenza non sono luoghi di lavoro, non sono servizi, sono spazi autonomi attivi sul territorio, volti a costruire insieme alle donne percorsi di consapevolezza e libertà.
Il Centro Antiviolenza Il Nido di Ana partecipa allo sciopero mondiale dell’8 marzo riaffermando la natura del lavoro politico dalla parte delle donne.
Per tali motivi il Centro Antiviolenza non accetterà gli inviti istituzionali e rituali dell’8 marzo.
 
 

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“È l’8 marzo ogni volta che una donna subisce violenza per la sola “colpa” di essere donna.

È l’8 marzo ogni volta che una donna subisce violenza per la sola “colpa” di essere donna e non denuncia perché si sente abbandonata, perché ha paura che nulla possa cambiare, perché non si sente protetta dallo Stato.

È l’8 marzo ogni giorno in cui ricordi che il lessico di genere è una battaglia che serve a rivoluzionare l’intero sistema culturale e non una forzatura nella lingua, come alcuni sostengono. Perché la lingua si evolve, come si evolvono la cultura e la società.

È l’8 marzo ogni volta che una donna che riesce ad entrare nel mondo del lavoro scopre che esiste anche la prassi per cui a parità di lavoro gli uomini guadagnano di più.

È l’8 marzo ogni giorno in cui una donna si trova costretta a scegliere tra la propria vita privata e quella professionale, tra l’essere madre e l’essere lavoratrice, come se le due cose si escludessero vicendevolmente. Invece nel nostro Paese non si può essere donna-madre-lavoratrice perché le politiche di conciliazione non esistono ancora.

È l’8 marzo ogni giorno in cui ad una donna viene negato l’accesso al diritto di interrompere la propria gravidanza nei termini e nelle modalità espresse dalla legge 194, inapplicata e calpestata, come viene calpestata l’autodeterminazione delle donne.

È l’8 marzo ogni volta che proponiamo di detassare i beni per l’igiene intima delle donne al 4% come in tutti i Paesi d’Europa ma in Italia ci scontriamo con le risatine da bar.

È l’8 marzo ogni volta che un’atleta donna partecipa ad una competizione agonistica sapendo però che l’unico titolo che le viene riconosciuto è quello di dilettante.

È l’8 marzo ogni volta che la presenza di una donna in politica deve passare dall’approvazione dei suoi colleghi uomini. È l’8 marzo ogni volta che chiediamo una legge che assicuri pari rappresentanza di genere in tutti i livelli delle istituzioni e a decidere su queste norme è sempre una maggioranza di uomini.

È l’8 marzo ogni giorno in cui scendiamo al fianco delle donne nelle loro battaglie e rivendicazioni, come il prossimo 8 marzo al grido Non Una Di Meno.

È l’8 marzo ogni volta che nasce una nuova bambina alla quale rinnoviamo l’impegno per costruire un’Italia che possa essere più paritaria e rispettosa del ruolo della donna.

Per questo l’8 marzo lotto. Domani e ogni giorno dell’anno.”

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